Livio Arenella su ThinkBio

In vino veritas (o forse no?)

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Le definizioni di vino biologico e vino naturale, ad oggi, non sono ben specificate ai consumatori. Chiariamo qui i punti principali per distinguerli.

Quante volte, alla ricerca di un vino biologico, avete letto sull'etichetta definizioni quali “bio” o “naturale”, pensando magari che fossero sinonimi?
In realtà sono due termini ben distinti che fanno riferimento a composizioni diverse del vino che vogliamo acquistare, ma una mancata normativa che impone informazioni precise sull'etichetta del prodotto (come accade per gli alimenti) non permette di avere chiara la situazione.

Iniziamo con lo specificare cosa si intende per vino biologico.
Un prodotto enologico è bio quando fa riferimento ad una diminuzione di interventi chimici sia in vigneto che in cantina e che utilizza tecniche di lavorazione approvate a livello europeo, in modo tale da essere riconoscibile in ogni Paese. Inoltre viene utilizzata una minore quantità di risorse idriche e solfiti e si fa affidamento su colture biologiche che prevengono in modo naturale i parassiti. Tutto ciò permette di unire la salvaguardia dell'ambiente con prodotti genuini.

Il vino naturale, invece, è un vino prodotto seguendo sempre le tecniche di coltura biologica ma che non aggiunge nessuna sostanza al mosto.
I vini naturali, però, non sottostando ad alcuna normativa, spesso sono lavorati con solfiti per prevenire ossidazioni o batteri.

La differenza sostanziale tra i due vini è quella appena descritta, purtroppo però non possiamo essere certi che le etichette ci indichino davvero quale dei due prodotti stiamo acquistando, anche perché molti produttori non seguono le normative base europee per certificarsi (in questo caso parliamo di vini liberi).

In futuro, dunque, se vogliamo evitare di cadere in questa ambiguità, dovremo chiedere maggiore trasparenza sull'etichettatura.

Livio di ThinkBio